Parlare di un’istituzione come il pandolce genovese mi mette un po’ di soggezione, lo ammetto. Quindi come prima cosa vi rimando all’articolo ufficiale sulla pagina di AIFB, che celebra appunto la Giornata Nazionale del Pandolce.
Io mi limito a raccontarvi che è un pane dolce tipico del periodo natalizio, diffuso da secoli e conosciuto in due diverse forme: alto (quello più antico), fatto con pasta madre e aromatizzato con zibibbo, fiori d’arancio, anice e agrumi canditi – e basso, con lievito chimico, risalente all’incirca all’inizio del secolo scorso.
Sembra che le origini risalgano addirittura al doge Andrea Doria, che nel XVI secolo avrebbe indetto un concorso tra i pasticceri genovesi affinché realizzassero un dolce rappresentativo della città: ruvido all’esterno ma ricco e opulento negli ingredienti, e che fosse a lunga conservazione, ideale ad essere portato per mare. Al di là di questi aneddoti, non verificabili, rimane il fatto che accanto ai genovesissimi pinoli, nel pandolce ci sono anche l’esotico cedro candito e l’acqua di fiori d’arancio, chiari richiami a quelle terre d’Oriente con cui i mercanti genovesi avevano numerosi contatti commerciali e alle quali alcuni fanno risalire il pandolce stesso.
Una volta veniva fatto quasi esclusivamente in casa ma oggi si trova in tutte le pasticcerie, anche fuori dal periodo natalizio. Nelle famiglie genovesi si consuma tuttora durante le festività e tradizione vuole che sia il più giovane a portarlo in tavola con un rametto di ulivo o di alloro infilato in cima in segno di buon auspicio. Al più anziano spetta tagliare la prima fetta, che deve essere tenuta da parte per il primo povero che bussa alla porta, mentre un’altra deve essere conservata fino al 3 febbraio, giorno di S. Biagio, quando si mangerà per allontanare influenze e mal di gola.
Io, manco a dirlo, avrei voluto provare quello alto, ma ho deciso di volare basso, per l’appunto. Non sono abituata a usare la pasta madre, non sono brava con i lievitati e in casa mia è impossibile raggiungere le temperature necessarie per una buona lievitazione. In realtà, non è stata una vera e propria resa perché ricordo di aver assaggiato una sola volta il pandolce basso e di esserne rimasta stregata. Credo fossero quasi sei anni fa, una collega ligure lo portò al lavoro e lo apprezzai così tanto che di ritorno dalle vacanze di natale me ne portò uno intero. Forse per farmi smettere di mangiare il suo.
La ricetta viene dal vecchio sito di Menù Turistico ed è fenomenale. Io ho abbondato con uvetta e canditi (e comunque non sono troppi, credetemi), ma ho commesso un piccola disattenzione: un po’ di latte di troppo, per cui l’aspetto è meno “roccioso” del previsto. Il sapore, però, è incredibile: uno di quei dolci profumati, aromatici, friabilissimo e burroso quanto basta, ma senza darne l’impressione. Spaziale, ve lo garantisco.
30mldi acqua di fiori d’arancioper me 30 ml di latte con 4 gocce di essenza di fiori d’arancio
1cucchiaino di semi di finocchio pestatio finocchietto fresco
mezza bustina di lievito chimico in polvere
Method
Mettete l’uvetta a bagno in acqua tiepida.
Setacciate la farina con il lievito. Unite i semi di finocchio e lo zucchero, poi impastate con l’uovo leggermente sbattuto, l’acqua (o latte) e il burro, quel tanto che basta per amalgamare il tutto.
Unite l’uvetta strizzate, i canditi e i pinoli, impastate di nuovo brevemente, poi formate un pane rotondo, appiattitelo e ponete su una teglia rivestita di carta forno.
C’é un motivo per cui dico sempre a mio marito che dovremmo andare a Genova durante uno dei nostri viaggi italiani… ho una lista di cose da mangiare che non finisce più, e ovviamente nel novero ci sarebbe anche il pandolce… ancora una volta bravissima, un sacco di belle ricette e informazioni ganzissime! Spero di vederti, io arrivo in Italia mercoledì e mi trattengo fino a fine gennaio! Un bacio!
Anche se dà l’idea di essere più compatto e “pesante” dei pani lievitati tipo panettone, per capirci, a me piace un sacco la sua consistenza e quella concentrazione di sapori!
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Bello il tuo pandolce Alice!
Ciao e felice giornata del pandolce anche a te :)))
Grazie Tiziana!
Mai assaggiato ma mi hai fatto venir voglia… con che vino l’hai abbinato?
Con un semplice vinsanto, ma direi che va bene qualsiasi passito o vino dolce liquoroso. A me da dipendenza, non smetterei mai di mangiarlo! 🙂
Grazie per il tuo delizioso contributo al mio articolo sul #calendariodelciboitaliano di #AIFB. E’ stato davvero prezioso!
Grazie Cristina! 🙂
mi piace moltissimo il pandolce! l’ho provato lo scorso anno ma ho perso la ricetta! Ti pare?? Giuro!!! ecco che arrivi tu a salvarmi! Grazie!!!!! 🙂
😀
C’é un motivo per cui dico sempre a mio marito che dovremmo andare a Genova durante uno dei nostri viaggi italiani… ho una lista di cose da mangiare che non finisce più, e ovviamente nel novero ci sarebbe anche il pandolce… ancora una volta bravissima, un sacco di belle ricette e informazioni ganzissime! Spero di vederti, io arrivo in Italia mercoledì e mi trattengo fino a fine gennaio! Un bacio!
Questo non ci vuole davvero niente a farlo…ed è buonissimo!
Certo che ci vediamo se torni!Ti scrivo per fissare 🙂
Un bacio!
Anche se dà l’idea di essere più compatto e “pesante” dei pani lievitati tipo panettone, per capirci, a me piace un sacco la sua consistenza e quella concentrazione di sapori!
Be’, sicuramente lo eh! é più da sgranocchiare che da affondarci i denti…ma a me piace da impazzire!! 😀
ciao cara, che bello questo pandolce…sembra delizioso!
Aspetto di ricevere una tua creazione al miele per il contest natalizio, ti aspetto eh! 😉
Si vede benissimo che è spaziale e fra l’altro non lo conoscevo. Altro dolce da mettere nel – lunghissimo – elenco di dolci da fare. Grazie Alice!
Te lo consiglio davvero, facile ma gustosissimo! 😀