Questa estate siamo stati in Trentino. Solo pochi giorni, quel tanto che basta per fare tutta la strada fin su, prendere un temporale e tornare a casa. In realtà nel mezzo ci sono state anche due piacevoli passeggiate, delle ottime cene e una visita ad un posto magico. Tra le alte montagne di Pergine Valsugana, con vista sul lago di Caldonazzo, c’è il laboratorio artigiano di Giorgia, Giovelab. Giorgia realizza oggetti in porcellana e gres, li avevo visti su Instagram e mi erano piaciuti tanto, subito. Tazze, piattini, piccoli vasi da fiori. Oggetti accomunati da una grazia semplice e delicata, mai leziosa, sincera. Cose poetiche e leggere, eppure che vanno dritte al punto. E quando ho incontrato Giorgia non ho potuto fare a meno di pensare che anche lei è un po’ così.
Certo, non che io la conosca. Siamo state insieme solo un paio d’ore, il tempo di un caffè sorprendentemente aromatico e di una visita al suo laboratorio, ed era già il momento dei saluti. Ma non sono partita a mani vuote. Giorgia è stata così generosa da regalarmi tanti oggetti fatti da lei e io sembravo una bimba la mattina di Natale. Non vi dico quante volte ho detto “vai piano” durante i tre giorni successivi, per paura che qualcosa si potesse rompere. Figuratevi la gioia di chi mi guidava accanto.
È stato molto bello vedere le stanze in cui Giorgia crea le sue cose, osservare con sguardo curioso, ascoltare le sue spiegazioni. Cercavo di fissare i piccoli dettagli di un lavoro quotidiano fatto di prove, sperimentazioni, errori, nuove prove. Una ricerca continua. Trovo quasi commoventi gli attrezzi da lavoro, gli avanzi di materiale, i prototipi e i pezzi venuti male. È tutto così umano, tutto parla, tutto ha un’anima. Le tazze ricamate posate sui ripiani sembrano osservarti in silenzio, i mestoli e i cucchiai paiono pronti a saltarti tra le braccia per venire via con te. Un posto magico.
Un po’ di quella magia me la sono portata a casa. È da quel giorno di luglio che ho in mente questa torta di mele, dal momento in cui ho visto questa teglia con su scritto “cose semplici”. L’ho pensata mentre tornavamo a valle, lungo la strada bordata dai piccoli meli con i frutti ancora acerbi. Ho aspettato che diventassero maturi, li ho colti e li ho messi in una torta. Proprio come l’avevo immaginata.
Sono partita dalla mia torta di mele classica, quella scritta nel quadernino ma che non era mai comparsa sul blog. Ho usato le mele dell’orto del babbo e una farina di tipo 1, quasi semi integrale. Poi ho aggiunto una parte di farina di nocciole e l’ho aromatizzata con il timo, che mi è piaciuto tanto. Magari piacerà anche a voi.
Setacciate la farina con il lievito, unite la farina di nocciole, due cucchiai di timo, la scorza di 1/2 limone e il sale e tenente da parte.
Lavorate le uova e lo zucchero con una forchetta, poi unite le polveri e mescolate. Unite anche il burro fuso e il latte e amalgamate il tutto.
Sbucciate le mele e tagliatele a pezzetti circa 1 cm. Bagnatele con il succo di limone mentre le preparate per evitare che si anneriscano. Incorporatele all’impasto, lasciando qualche pezzo per la decorazione.
Versate il composto in una tortiera imburrata del diametro di 20 cm. Completate la torta con le mele rimaste, il resto del timo e una spolverata di zucchero di canna.
Cuocete a 180°C per 40 minuti circa (fate la prova stecchino).
Note
la mia tortiera era del diametro di 20 cm. Se volete la torta un po’ più bassa, usatene una da 22 cm. Per tortiere da 24-26 cm, ricalibrate le dosi usando 3 uova invece che 2.
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Tra racconto, foto e torta qui c’è tris di capolavori, e diventa un quartetto se contiamo anche gli oggetti in ceramica.
Non manca nulla…forse un bel libro sul tavolo? 😉
Meravigliosa la tua torta… e cosa dire degli oggetti.. visti così sono tutti da comprare. Grazie per avermeli fatti conoscere. Ciao.
Grazie Antonella! E sono contenta che anche a te piacciano, hanno una delicatezza tutta particolare. Grazie ancora. Alice
Un’atmosfera di grazia che emana dal racconto, all’incontro, agli oggetti, la torta e le foto
Grazie cara Mile!